in disordine

di fernirosso

boris pelcer

boris_pelcer_1

la casa dormiva
la testa appoggiata allo stipite
della porta segnavi un punto
che non avevo mai visto

era un momento   precisa un’ora
in cui da dentro quel muro
come  la mia vita chiusa
in un’accademia di sentenze e pratiche
terribile si affacciava

la storia tua e mia
una lingua senza dialogo
senza gioco delle parti
se non quello starsene comunque
sempre in silenzio se pur parlanti

pietre cresciute su altre
scivolate da più cime
non viste linfe di torrenti
che trascinavano noi
tra quei massi
e a pezzi qui e là dispersi
erano le uniche eco
delle nostre vertebre

in saldo la vita portava solo   morte
in vampate di fiamme
ma noi
noi non ci siamo fermati
ci siamo avvicinati
a quel suo grande occhio
in una coda infinita di anime
come code di lucertole
abbandonate e guizzanti

poi dal niente
due giri di chiave
strozzato  un suono di tuono
e un solco      profondo
in cui tutto scomparve

 

 

 

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