un labirinto di radici

di fernirosso

cody sampson with maya & after effects

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un’orchestra di strumenti    vento
fiati  respiri viole  violoncelli arpe timpani
battenti      senza mai un attimo di tregua
e porte dentro cui la vita ci sospinge nel luogo di un ritorno
all’origine di noi stessi nel nome di tutte le cose come un solo paese o forse
semplicemente ci trasferisce in  terre distinte non disadorne
campagne di solitari  sorrisi originali territori di un abito
perduto chissà dove in una stanza  dimenticata di questo tempo
dove grandi i miti dell’amore si sono fatti piccoli    brevissimi
scatti di  storie da raccontare ai vivi
che non riflettono su quali di quelle trame le loro storie  ramificano
se non per declinazione di aggettivi
che dell’amore rendono una scrittura
senza macchia   una impeccabile raffigurazione
una invenzione di un  divino postumo spentosi  in noi senza nascita
tra un andare e il ritornare  da un punto allo stesso
casa lavoro casa come distanze percorribili senza ascolto
senza sentore di quanto davvero ci abita
o ci disarticola in un corpo di  mutilazioni

sull’orlo della vecchiaia  già lontani da noi stessi
siamo diventati cose
del mondo gli abiti usati
mentre lombrichi e pesci
cardellini passeri e gatti papaveri gladioli rose e
tutte le erbe e i frutti degli orti maneggiano con cure radicanti
le piccole cose    sali e pioggia neve aria
che rendono ancora abitabile la nostra vita.

 

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