è stata una vertigine qualcosa nell’aria

di fernirosso

ntinudavid inshaw
david-inshaw-she-did-not-turn-1974

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mi sono persa e poi  sono scivolata senza accorgermi
cadendo ho perso i sensi  mi sono trovata in terra stesa
sull’orlo tra mattino e sera in una lontananza
mi sono vista diversa dal solito come doppiata
e impercettibile  qualcosa   che non si mostrava
mi disegnava usando il buio di un corpo senza misura
per tracciare il mio
corpo come usando un gesso rosso e
oltre quella lavagna c’ero ancora e di nuovo io
ripetuta molte volte pur con un altro volto
ma senza il viso che conosco adesso
qualcosa come un acino dentro un guscio che riuscivo a sfiorare appena
ma se con più forza o impeto lo toccavo rovinava in polvere
che cadeva ovunque  e poi    un attimo   inaspettatamente si ricomponeva
in una sagoma  a tempo ed ero io quel disfarsi e riformarsi era quello vivere
vivere e basta tra una zona d’ombra e l’altra illuminata
entrambi dentro di me che ero un noi come nel fondo di una cavità
fatta di storie aggrottate tra i sogni e i miti
aggrappate al nostro sangue che si muovono in convogli
e pungolano di domande scorrendo
soltanto fluendo dall’interno all’esterno di noi tutti
che non è mai un fuori ma ancora un altro e poi ancora un altro interno
senza poter mai essere fuori e ogni volta per lasciarsi rapire
da qualcosa che non ha nome ma chiamiamo bellezza amore gioco volo
e poi tutto si fa domanda e rotola dentro la testa piegandoti a qualcosa
che non sai cosa sia che cerchi dovunque ma ha tutti i nomi
e sta nel passato come nel presente
persino dentro le parole che non significano niente e sono storie
che si inseguono e ti seguono ti aspettano dove non le aspetti
dentro una stanza che credi sia futuro ma è sempre quell’interno
tuo corpo eccentrico di dimenticanza e rovina
tua rosa e monologo sospeso nell’aria e ancora tuo corpo
di meraviglia e paura      continua

 

 

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