e non voglio cancellare

di fernirosso

carson ellis

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ogni dolore   piuttosto  rovistare
tra i legni della mia cesta
vertebre e linfa
una secca lucida striscia
di fosforo tutto il senno di poi
di quelli che mi hanno preceduto
ascoltare vorrei la fortunata silloge
dei morti che altro viaggio hanno intrapreso risolvendo
l’esercizio dell’enigma mai svolto per intero in questo
piccolo liceo del mondo e salutare vorrei
la tersa lastra delle montagne dove rotola il carro bianco delle nevi
perenne un mormorio di acque sotterranee
l’ordine perentorio di vivere
mutando nell’azzardo della morte chi travalica ogni nostro immaginario
ed è segno sepolto vivo in quel seme
che trema fermo    ogni volta     al suo posto

 

 

 

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