poi non resta che sfuggire

di fernirosso

ariel de la vega


ariel-de-la-vega-sustancias

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ogni trama si fa corta
ogni tela grezza
non si può più vivere
un orologio il nostro
tempo a catena di un artificio
fabbricando cose che ci mantengono
lontani dal vero esercizio
scovare scavare come operai
oltre il muro oltre la linea dell’illegittimo
controllo in quel montaggio della fabbrica dei segni
viaggiare a lungo viaggiare guardare
per capire in quale maniera
si svita il meccanismo e come si ripetono
le stesse azioni generazioni dopo generazioni
come un uomo soltanto che segue il precedente
dimenticando tutto
viaggiando e guardando questa casa
inutilmente salendo e scendendo dall’autobus
fino a un posto di lavoro qualsiasi
trascorrendo il tempo nella miseria affondando
il coltello nella piaga che la vita ci apre dal giorno della nascita
e nella schiena senza vedere toccare
con la punta delle dita il paese dei segni
le creste dei monti le camere di buio e silenzio
che si fanno uccelli e cadono
un giorno dopo l’altro e noi seppelliamo nel campo
dimenticando un po’ di più il messaggio e il compito

così trascorre
da un resto all’altro della nostra notte
l’ultimo fascicolo di tempo esercitandoci a fabbricare epigrafi e
fuggendo

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