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di fernirosso

grafie della notte ci inducono
a cercare cosa si scrive in noi
come vocaboli di un tempo che ci è appartenuto
e come qualsiasi cosa senza particolare tratto
si faccia   distinta e distintiva nella memoria
che non ne ha conoscenza
e la disegna così  come vediamo   noi
o ci cerchiamo
nell’oscurità nostra
tentando di vedere quanto ci avvolge e si fa percezione
senza scampo una volontà di risoluzione
tendendoci sulla superficie scabra delle cose o
sui vuoti abbacinanti dei giorni tra un prima e
oggi sempre incompleto
un neonato incline a sognare tra estremi
che non conosce ma vede in una finzione oculare
un campo immaginario dove doppia sempre un  anonimo
se stesso

 

 

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