niente mi appartiene

di fernirosso

se non questa favola   imperiosa
che sorge  continua nel tramontare dei sogni
amanti per giochi ameni di lacrime
mi riveste un’aria tempestata di incanti
e straordinaria  nella mia storia  ogni stagione
disegna di sorrisi e sguardi    sulla sfacciata
maschera    il mio diadema rosso
un cunicolo che  mi percorre ripido
lungo il midollo e in scaglie di memorie
imprime in me orizzonti aperti lungo linee e dossi
che s’incurvano tra primati e primizie di occasioni
mia ricchezza incontenibile
inesauribile diga  mi solleva e crolla regni  d’ossa
stelle tra clavicole  perché non ho altro   peccato
se non queste frasi incomprensibili
tramutando in me  questa vita che non ha pudore
ad indossare un corpo o l’altro
il verme o il santo

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