una scimmia sulla luna

di fernirosso

e un cane al collo di un nastro-
nave in mezzo al silenzio
da cui il tempo se ne esce come un uccello con il becco
rosso arancio e salta da un abaco a un banco di pegno
in una voragine di luoghi cresciuti tra secoli
e sentieri  sconosciuto un verso lungo
una ellittica e una eclissi di conoscenza un fuoco di prematuri stellari
ancora intubati nelle viscere del cosmo
tornelli e mulinelli
che parlano monolingue come frecce slacciando
dall’arco dell’ignoto  l’ involucro mitico di uno spazio segreto
la gabbia dove il cervo cade e fiotta dal suo sangue
tutto l’universo ingabbiando oceani e catene di montagne
spartendo acque da acque e sabbie da scintille
noi come un resto
lasciato in abbandono
in questa parte del tempo
che non conosce l’altra scrittura di se stesso
noi con la testa vuota cesta per colture
e vacanze dal dolore una cresta rossissima
di un gallo  e  con dolo obbedienti ad una voce
che finge uragani e sopra la testa  scrive
cicloni la pelle di un asino stende
tra l’oriente e l’occidente
come un solo cantiere di vita e morte
e breve una poesia che non è che un fiato
appende ai suoi fianchi
come una nuvola che a tratti vola
altre si camuffa in una gioia preziosa
una scrittura in una lingua di terra
l’origine  dove nascono e si nascondono tutte le cose
prima di nascersi

 

Annunci