come tra i papiri

di fernirosso

 

e le canne secche
il vento s’insinua
aggrovigliando i suoi rigidi nodi
di freddo  incunea spine acute
ghiaccio tra le vertebre
mentre sto tornando a casa e so già
che non ci sarà nessuno
dietro la porta nemmeno una luna disegnata
a matita  una punta secca l’alba
e il cuore che si abbassa
lentissimo non vuole fare rumore
eppure  ancora un desiderio lo grida
come se mai lo avessi ascoltato prima
come se mai avessi capito la sua lingua

svolto a sinistra
la luna sta là
ha la faccia bianchissima
come una volta
come tutte le altre volte
in cui sono arrivata fino a qui
ad un’altra svolta lungo la stessa curva
la mia vita che devia e  non vedo ancora finire

 

 

 

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