accorcio sempre un poco

di fernirosso

.

le distanze  nuoto nell’aria    freddata
in questo fine novembre    ad  agosto
il tempo gioca     salta
nei quadri   lancia    il suo sasso piatto
dritto nella mia bocca
e non c’è niente da fare
stanchezza o progetto sono cose da scordare
nuotare andare senza nemmno pensare di limitare
i danni   sono    temporali
piove  piove tutto  il tempo   e
si accorcia il giorno

fino all’ultimo        un attimo

*

una stanza vuota
non sono mai riuscita ad averla
per questo ogni giorno faccio pulizia
di tutto quanto mi gira nella testa
è quella la stanza la porta la finestra
e anche la posta
con cui mi metto in palio alla giornata
che scorrerebbe a meraviglia
se solo restassi al sole
ad ascoltare il prato che parla
il resto è uno studio per errori
per gente di cartapesta
che sta davanti a grandi specchi
per vedersi svolgere i giorni
sfogliare gli anni spogliare gli animi

la posizione ormai è una x
per tutte le volte che siamo stati messi
e croci

.

.

come splende stanotte
una croce ad ogni crocevia
e un cristo in ogni casa
forse anche due o tre
centinaia di croci

piccole conficcate in terra
e dentro corpi di neonato e bambini
uomini che non sono inveccchiati
padri che non possono essere chiamati
la notte intrisa di petrolio e pece
fetore di carne bruciata

la sapienza l’hanno scannata
l’umanità s’è suicidata

*

ha le gambe di ferro
si tiene dritta in piedi
da quasi trent’anni
tutto il fabbricato invece le è caduto attorno
un cumulo di macerie
la gente spersa polverizzata
sotto la tavola in mezzo alla strada
nemmeno il vento
solo il vuoto     pieno  della casa

*
le lecca la faccia
le mani
i piedi
il corpo è di polvere
e catrame i capelli
in bocca ha fumo

lento   il cane
le fa ancora un giro intorno
annusa la morte
che gliela porterà via

.

.

mi perdevo
ogni giorno china
sul lavandino lasciavo      schiuma
e qualcosa di me che non vedevo
non capivo quanto fosse scura

la mia poca vita
un giro di cintura a cui aggiungevo
ogni giorno un buco

*

braccia gambe collo
tutto ti ho lanciato addosso

perché volevo stringere qualcosa
perché volevo sentire che anch’io ero qualcuno
agire un vincolo sorvegliare un’emozione

non sapevo ch’era ruvida quella storia
e avvizzita l’erezione
proprio come la mia pelle   una lezione

*

disegno
mi disegno i contorni
tocco i rilievi   tondo dei glutei
acuto dei seni

storno lo sguardo sul ventre
scendo le rotule oltrepasso le cosce
ma
dov’è

mi chiedo   dov’è
la mia lingua?

.

.

spingo spingo
spingo fuori le sillabe
le espello le spello
le stringo in museruole sadomaso
chi sa dove sta la forza dell’eros
allora le butto le trattengo le sbatto giù
sul foglio le cemento
avida mente prona all’uso
getto uno schizzo

un rosso  rotto fiotto    esausto
il mio sangue
l’ultimo numero che ho scritto

*

occhi di vetro
dietro i vetri lucidi
sguardi di ciechi
ticket io
visionario
una buca che fuma
un’infamia
un’idiozia

*

c’è un teatro di pigmei
sull’altare dei giorni
si credono uomini d’altissimo rango
e di più alto profilo
se li guardi
non vedi che nero
un vuoto inadeguato
un buio impreciso

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