inconoscibile un luogo

di fernirosso

henk helmantel

 

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nel limite  di questo nostro giorno
fatto di spazio e involucro di un vuoto
tondo assolato e buio silenzio
il ventre della madre
governo e principio di cambio
plurale luogo di transito
mutazione   è   stato di un luogo
che non ha principio o fine
se non la continua violazione
di ogni assunto  manifesto
grottesco e irreprensibile ignoto
caverna dell’ incontro
sul capo il latte versa e nel corpo genera
ali e volo braccia d’albero e radici     acqua
fuori dal tempo   spazio   puro principio
plurale sussulto vulcanico seme di Orione che  fruga
in caccia  d’ogni meraviglia l’alba per ritrovare in essa  la vista
di quanto per cecità ha perduto in vita
in quell’ignoto che è il nostro corpo e tempo
il peso quotidiano  da portare sulle spalle  e dentro il petto e
lasciamo
lasciamo stare il cuore che sopra c’è sempre una croce
o una x come nei quiz di cui non sappiamo le risposte
dolori lutti  giochi iniziati e perduti sotto i letti
e le lenzuola come colline e passaggi  in paesaggi di addii
troppo sempre troppo grandi
da cui  in fretta allontanarci
perché pesa e preme
troppo forte preme là dove il respiro si forma
e resti legato come ad una parola che non si forma
tra pochi oggetti usati a intermittenza mentre te ne vai
da questa giornata come dopo una corsa in macchina
o dopo aver bevuto l’ultimo sorso di un inchiostro che tutto il tempo ti ha trascritto
le forme del mondo
senza lasciare impronta
di te    della vita trascorsa
della misura delle tue paure o delle cose che volevi
di quell’esserti creduta orfana e figlia ancora dopo
i figli che sono stati il padre e la madre che non hai conosciuto
se non su un limite precario praticato a distanza
un non segno l’imprecisione della distanza quell’essere
accanto di stanza in stanza che non basta non basta
nemmeno se ripeti una   due o
trecento volte la stessa parola
soffocata dentro di te come in una grotta dove volevi
dissipare la memoria

 

di poche tracce sulla neve

 

 

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