mai

di fernirosso

.

non venne mai più
l’alba restò immobile
nell’agguato della notte
mai recitò davanti a noi
chiare ore
nessuno poté più interrogarne l’oracolo
rimase chiuso lo spazio
in un recinto stretto un nodo scorsoio
e a tratti si vide  avanzare    balbettando
di qualche lume lontanissimo
un  artificio o un sole di latte
incrinata una scia splendente
e scorreva su tutto s’infiltrava una nebulosa ora
come volesse iniettare un’interrogazione
sorda una catena che tra i corpi creati fluttuava

era      denso il cielo e duro
pieno di nuvole  di gesso     calcareo
un disegno di fiamma un fuoco incenerito
alternava la sua danza macabra tra una luce piatta e un’ ombra diffusa
sulla  liscia superficie delle colline crepitava onde
spingeva con forza insolita un non credibile orizzonte
ed era là che la vita come un respiro
pronunciava il ritmo  della natura
lento un crine d’archetto  strisciava
come un frinire di cicale sfinite e la luce
sbrigliava l’ultimo fiato di sole come una spunta di pennino
su una scena di cartone
sul dorso le nuvole calavano sulle aeree teste dei boschi
lontani e irraggiungibili deposero quegli attimi in questo oggi
senza più lasciti di  tempi eterni

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