solo frammenti

di fernirosso

monia merlo

 

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stelle di stupore in cui l’universo scrive
la sua stele di tenebre e tu che guardi
leggi o t’inventi di leggere regole mentre annodi asole
dei miti la poesia tra gli astri
in profondi crateri di vuoto     tempo che sempre ti manca
perché tu sei il fondo
di un involucro l’anca
che è casa dell’ignoto
eppure rimbalza tra luce e suono
in te in quella chiocciola minuscola
dell’orecchio  un aggrottarsi di storie
tuo corpo e osso  casa di tremendo scorrere del caos
dove la vita ti rapisce e fino all’ultimo di sé stessa  ti rapina
con vezzi e con lunari favolieri
tutta tutta la gioia così
piccola e breve una follia credere
che tutto superi    l’istante
subito viene l’ora di andarsene e il commiato
da questo grande favo dal miele al buio ti trasloca
non ha parola che canti altri nomi la torba
domani non ha occhi in questo cielo
della pena  non si è ancora sciolta la catena
stiamo qui    in questo androne come baleni istantanei
guizzi di luce  tra altra immensa che ci assorbe
una lingua di fiamma da sorgenti
sconosciute parole piane
acquatico  uno spaccato dell’origine nascosta

 

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