piccoli manifesti

di fernirosso

 

le case di una volta
hanno tutte immancabilmente
le storie di chi le ha abitate
perché anche le case sono
geografie di territori segreti

.

stare con te distesa
sul prato la sera
e ascoltare di quale strana materia
il corpo si sia fatto
un tratto indistinguibile
un universo mai praticato

.

.

la cucina aveva profumi di fresco
tra mobili vecchissimi
che ancora custodivano l’impronta
di un corpo l’orma di un gesto

.

è successo tutto
quando ero bambina
credo che qualcosa mi sia entrato
e abbia iniziato a dirigere il mio sguardo
le cose non sono rimaste più cose  ma
case in cui poter restare ore e ore
a discorrere nel viavai del tempo
con le impronte di chi le aveva toccate
usate   l’ombra viva di un corpo
che vi si era accomodato
le frasi abbandonate sui cuscini
o dentro i cassetti foglietti
come farfalle che durano quei pochi giorni
quei pochi attimi che vi abitiamo tutti

.

.

a volte
capita che una presenza
sia la stessa
di quella volta in cui…

.

i luoghi che si amano
hanno sconosciuti abitanti
che prima o poi si mostrano
e possono essere una sedia su cui siede
lui il nonno o lei la zia
il cane sgusciato in fretta e come una statuetta
resta fermo a contemplarti
come se solo la tua voce in un istante
lo potesse resuscitare da un’immagine

.

 

 

le mele
rosse granate renette
ogni varietà una seduzione

.

sentire che è il tempo a gocciolare
dal vecchio lavello di marmo o dalla bocca di elio
che succhia la sua melagrana
tra gli odori della cucina calda d’inverno
fresca d’estate quell’odore di menta
un rametto di rosmarino insieme a qualche fiore giallo
senti chiaro che c’è qualcosa che la abita
mondi vegetali ma anche animali
senti che i giorni ti aspettano  da ieri come da oggi
ed è sempre un ritrovare
se stessi in un solo mutevole universo

.

.

la turgida carnalità dei lamponi
la golosità delle more raccolte dalle siepi

.

ho un pugno di fragole
che mi cantano il palmo
mi insegnano a tacere
per gustarne intero il cuore
per sentire nitido il sapore
del cielo quando piove
fino a terra tutto il suo sole

.

.

e ogni cosa era il segno di un momento vissuto
dettagli piccoli oggetti
inquadrature di scorcio imbrigliano l’attimo

.

mentre ti penso
ti vedo sulla porta di casa
aspettando di parlarmi
sei sola ma
appena ti abbraccio in una volta insieme
tocco voi   tutti   che ormai siete i miei morti
abitanti  di così tanti i cimiteri
che sarebbe impossibile raggiungervi

.

colori e forme
mutevoli ombre di luci vivissime
materiche

 

.

noi che crediamo di avere un corpo preciso
siamo accecanti miniere di atomi
e siamo allo sbaraglio dell’universo
il crivello per essere setacciati prima e poi
in albero capra ape uovo
formica sughero conchiglia o cavolo

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