lungo un brivido di febbre

di fernirosso

margaret woodward 

 

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il corpo si apre come lettere fatte di suoni e pressioni
e tu febbricitante dolente senti da dentro il rumore di quegli urti
lungo il corpo come una carcassa di atomi
pronti ad esplodere o dirottare altrove tutto quanto hai dentro e sei
senti che viene a mancare  l’ordine
e qualcosa che  prima non sentivi ora è chiaro
le parole si cancellano perdono il loro consueto significato
sono scaglie alle pareti del sangue
in una mappatura di limiti dove non hai altri confini che quella pelle
che scotta e trema una  tappezzeria di paure per una scena che non cambia
c’è solo il telaio dei tuoi  fianchi il cassero del torace e quei fiati che corri corti ansanti
come compasso al tuo restare fermo al guado di quel luogo lungo un distacco afono

un ferma immagine  sull’assetto dell’attimo come a bloccare
un istante quello prima della caduta
senza lasciarti trasportare via nel groviglio dei tendini
nei fascicoli dei muscoli come un’altra trama
lontana da dove tu sei ora da ciò che senti di non essere più
come prima una dimensione a se stante  o una porta
dove il tuo passo si incrina
e il tuo corpo è diventato  un rosso tramonto
di un lichene contorto
un ticchettio di pioggia lungo l’ignoto a cui tuo malgrado
lasci inconsapevolmente un sonno profondo rapinante
quasi un inconfessabile piacere di evadere in qualche modo il morbo
che ti brucia il corpo e
tu non hai frase o preghiera o pensiero
per demolirne l’osso
solo il tuo corpo sul lenzuolo
nudo e fermo adesso
per quel fresco che ti invade lento
nella penombra della stanza
tra mani che ti sfiorano e spiccano in te
quell’ultima fiamma è come un desiderio che si estingue
e hai superato il limite e l’incognita si è risolta
nella volatilità invisibile di un soffio
tra quelle stanze  fattesi liquide ore di un viaggio
senza altro tracciato che il tuo corpo

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