in questi giorni

di fernirosso

sergio cerchi

 

di rame e  torba
lascio me stessa
in una bacinella di silenzio
di pietra lieve e porosa
si apre in terra per vene profonde
voragini di passato
dove non trovo nessuna parola
dove le cose e le vicissitudini
che mi hanno abitato sono semplice humus
qualcosa che gocciola o si muove come un lombrico
dividendosi il corpo per moltiplicarsi ancora  e ancora
scordandosi del primo se stesso e forse
anche l’amore subisce quello scambio
al fondo dove non c’è sollievo nel dire
dove non contano celebrazioni o deliri
dove ciò che tracima su quella pietra scabra
graffiata dallo scorrere del tempo
è il mio corpo preciso
di vento

 

 

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