avevo una valigia

di fernirosso

felice casorati

.

 

avevo una valigia piena di uccelli
cardellini usignoli  passeri
cantando  lasciavano scintille

avevo una valigia piena di scivoli
dove correvo per trovare la mia strada
agli angoli tra notturni d’acqua viveva mormorante
un buio che parlava tutte le lingue
del mio breve cammino conservava le frecce
come lingue di fiamma
e tra i rami di altissimi pioppi
i nidi di quegli uccelli narravano leggende
lungo le tracce di un infinito che si beveva
tutte le mie storie

avevo una valigia piena di  stelle
di notte le seminavo per germinare di cristalli il freddo
e dal fondo del campo dentro la mia valigia
da sotto oltre il fondo delle buche
crescevano le ore di tutti i miei oggi

avevo una valigia piena di onde
come treni a vapore dipingevano la costa
suonando canzoni con la chitarra delle nuvole
blu un blu cobalto e lampi di oltremare
erano i vicoli tra quelle scie di sale
alla deriva ampie valli
si aprivano in slarghi di stagioni
e lampeggiavano sorrisi e sogni

avevo una valigia piena di disegni
dove appuntavo tutte le mie favole
le innumerevoli giornate  lungo uno schizzo azzurro
rubato dalla lingua dell’ignoto
e scordandomi che ero in viaggio
cercando la mia storia  le mie parole
si volatilizzarono
ora nella valigia ho solo un opale
che sbriciola la sua polvere

 

da meteorologia dei sensi

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