ho ancora

di fernirosso

chris friel

.

vertici di colore
negli apici delle vertebre
costruiscono parabole luminose
favole e favi tra i crepacci di tutti i miei luoghi
nudi i miei piedi sono libri
corpi di frammenti e geografie misteriose
brevi dialetti i denti sono banchi di silenzi
scrivono temi graffiando tutte le sillabe
spolpandole dell’inutile peso che contengono
tutte le parole i miei vuoti
preistoria l’oscurità della mia gola
sfolgora le sue polveri primordiali
mentre compiuta la mia vita

come un gesto solo
mi riposa nel suo antro  senza calco
sputa le mie ossa la sua fiamma mi sfiora
conosco dentro me ciò che l’eremita dimentica
e per quel nulla perdendosi tutto abbraccia
perché delle cose tutto è nulla
e i loro appellativi sono vuoti
nessuna cosa si differenzia da un’altra
e quindi la certezza dell’unità
di tutte le cose è
in quel nulla

ancora partii da quell’esilio dentro me stesso
e a lungo pregai dicendomi in silenzio
possa io abbracciare lo spazio
come esso abbraccia la terra il fuoco  l’acqua e il vento
che gli esseri viventi come sciami di insetti tutti
senza che nessuno si perda in questo favo
siano in salvo
e io stesso libero davanti al tempo
senza giri di sole e di luna senza più  temere i tuoni
senza potere sia un intero dove tutto è silenzio

Mi apparve una voragine
dove tentai di afferrarmi ai miei tanti nomi
mentre stavo già dimenticandomi
mentre la paura m’ingombrava del pensiero della morte.
Liberati mi dicevo
liberati senza suoni mi ripetevo e
sentivo di non avere braccia o piedi
il corpo era un soluto
sciolto da tutto ridevo me assolto
mangiare la pasqua è disa(r)mare
persino il proprio corpo
non afferrare
non …

 

13 aprile  2017-  attraversando la pasqua

 

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