nella geografia dei miei piedi

di fernirosso

mario giacomelli

 

.

l’unico ritratto
il polso la lingua la pancia la bocca la testa
tutta me
la stessa  terra
in seme nata
da un paesaggio d’ombre e luna
tutte le sue stagioni il mio calendario
delle morti e delle resurrezioni
agreste e contadina la mia memoria
antica è ancora bambina
e scalza cammina su righe d’orzo
sepolto sotto un palmo di siccità
persino adesso che per me è inverno

le bestie calpesteranno le mie impronte
più a fondo custodiranno l’impianto
radicando nella falda che nutre
questa lingua selvatica che nomina  arbusto tubero e radice
spingendo linfa altissima contro il mantice del cielo
ignorando cosa sia consono o proficuo
se sia un tempo per una favola felice   o tutto sia
dissanguata  un’arena sterile

una minuta scrive silenziosa
nella mia torba cresce ancora aurora

 

 

Advertisements