di nuovo ti vengo incontro

di fernirosso

amy casey

.

dai miei deserti dove  la luce si innesta
nel segno di ogni parola e il gesto è il gesso
preciso il luogo la sabbia infiammabile
per quel cielo che la attizza

ogni era
un respiro lentissimo
la polvere che si alza e in me precipita
nuvole tra rocce moreniche
nodi di foreste antichissime
sentieri umidi di grazia e tradizioni che affiorano
da corpi nudi in quel silenzio largo rinato da precedenti glaciazioni
ora tra dune che calzano o svestono
la vista  mentre ogni cosa si adagia
in un conguaglio delle origini

ed è per quel un fiato
quella lingua muta di ogni sua desinenza
che in me distesa piana si costruisce
per quella sabbia quarzifera una casa unica e luminosa
di correnti marine e rocce vulcaniche
una direzione dentro ogni vertebra
così che la mia ombra sia  profonda
una fossa indistinguibile
un rovo che brucia istantanea una consapevolezza
di tutto quanto passa e annulla
peso e distanza

l’eco     è solo un bacio sulla fronte
irriverente spacca l’ultimo pensiero
rimasto a guardia di quell’oro sonoro
un niente
in cui appoggio il mio piede disfatto
uguagliandolo al vento che ora sboccia
il mio deserto corpo

 

14 aprile- venerdì di pasqua 2017

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