è un’uniforme

di fernirosso

engin inan

.

questo fragore di ruote
come un tempo i carri
sulle strade senza pertugi
le gemme cercano la luce
bucano l’asfalto ingenue e sottili germinando
erbe  schiudono lente colonizzazioni di prati

a distanza di un anno questo spiazzo di via Wollemborg
è una verde costipazione di trifogli e  insetti
api farfalle maggiolini  e
malve sovrane accanto all’erba stella
che brilla tenerissima un verde che sovrasta
la piantaggine  e poco oltre la borraggine
qualche buon enrico alza la sua piccola spiga ma non spicca
alto sulle vedovine solitarie che tingono di viola il margine dell’ombra

e tutto ha una voce precisa di luce che vibra il colore e
parla sicuro nella bocca del vento nel discorso delle piogge
rimuove dal mondo quel rumore sordo alla bellezza
e tende distende fino alle finestre qualcosa che coincide
alla nostra esigenza di eterno
questo costante impeccabile rompere il sigillo dell’inverno
la clausura del gelo  semplicemente con un timbro
tempo scandito senza metro e metronomo il cielo
caduto libero in un incompleto costante
millimetrico prodigio

 

 

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