in un vuoto che scintilla

di fernirosso

batik

.

sdraiandoti nella luce che affiora
lenta un vapore tra le erbe e il giorno
scivolando sulle cornee come un abito il suo strascico
chiara sentirai la voce diffusa nel tuo sangue
guizzi di pesci e alghe fluttuanti
un mormorio di onde nelle grotte del tuo corpo
come forse avvenne   la prima volta
prima che nascessi e qualcuno con uno spillo ti pungesse il calcagno
afferrandoti in questa gravità congesta legato a una catena di ricordi
e tu non puoi sapere
tu non sai vedere
non sono tuoi gli occhi non tue le parole       voci
sentirai spingerti oltre una parete sentirai il tuo corpo
come una spina che si appresta a farsi vertebra
un lungo imperativo di clavicole e tibie  falangi e scapole
le tua ali senza volo ti articoleranno un pianto
vivo  solleverà la polvere di ogni precedente luogo
cadrai assordandoti al punto di non sentire altro
che un profumo   l’odore materno di questa fresca ferita
che ti scolpisce antico e diverso nella scena di un nuovo mondo

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