se solo li vedeste

di fernirosso

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gli esseri umani  noi
se ci vedessimo come allo specchio
uomini donne vecchi e bambini
esseri comuni che abitano una strana terra
lei erutta lei si spacca si arrotola
lei non parla riduce all’osso la vita
sfascia la morte ne fa casa per qualcun altro
e non ha tempo lei il tempo lo mangia
e come magia lo sputa
per farne altre facce altre forme
tutto configura alla sua misura
un grave che naviga in un’orbita
che sta tutta dentro la pupilla
un globo che rotola portando con sé sagome
di bestie di alberi di rocce
un sacco di farina un recinto grande fatto di oceano
un cielo che disegna come un nastro un astro dentro l’altro
come un cassetto pieno fino all’orlo
canta un coro di silenzio un notturno in falsetto
onde meteore   che sono le stesse del prato
le stesse dell’uccello e lo stesso ora che abbiamo tutti
poi qualcosa salta per aria come un pesce  esce dal profondo
e la vita si riavvia dai fossili del fondo in alto in un altro labirinto del cosmo

credetemi
quel che dico  lo abbiamo scritto sulla schiena
per leggerlo lo si deve guardare da rovescio
all’altezza del petto  là dove passa il vento
fiorendo la sua  rosa

un orologio e un calendario  che ha voci
come  campane come  cespugli di more  o sottane
e piume di usignolo e passeri comuni
ha  sale di cristalli e volute come onde
disegna sabbie e arriccia le fronde

canta da solo canta sempre da solo il vento
una stagione dopo l’altra canta suonando la spinetta
e stacca qualche foglia o scompagina i campi
solleva nuvole di insetti  e moscerini ti pianta
come frecce negli occhi
se solo li vedeste è lui che quegli esseri da sempre
veste

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