quel che resta

di fernirosso

agnolo bronzino

 

quel che resta dei secoli
sono residui di mura
un tempo forti bastioni
oggi sepolti cumuli di vuoti 

 

atmosfera invernale
evocata da questa umida nebbia
fin dalle prime ore del giorno
cala uno scenario bianco sull’oscurità di queste case
e ciò che vedi o senti
sono immagini di un mondo in letargo
l’invisibile progressione di un segreto che si approssima
e in te vivo dispone un risveglio
così che l’abbandono prima percepito
ora si fa preciso territorio dove la vita è una serra chiusa
e tutto intorno alberi prati fiori
è  una continua metafora
che dice di una interminabile adolescenza del mondo
la cifra di una umanità mai del tutto evoluta
che ora  emerge da questi versi scritti dalla nebbia su forme senza contorno
e disegna qualcosa come un porto salvato nel cuore del tempo
dal freddo delle parole coltivate in oscure rive d’inchiostro
e mai fiorite in noi che le pronunciamo
senza sgusciarle mai del tutto dal loro nome improprio

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