a marzo

di fernirosso

cate edwards

 

 

ho ricevuto il tuo amore come un pane
e non mi preoccupavo della mia sorte

stavamo chiusi in una  casa
costruendo un silenzio di parole
che solo il corpo ha raccolto
se ne è nutrito per giorni e giorni
persino il nostro letto ci era  straniero
eravamo
l’uno dell’altro il mondo
e con la bocca lo assaggiavamo
l’uno con l’altro mangiavamo i  frutti
di un giardino privato e intimo un dialogo
vastità di un paesaggio solo a noi conoscibile
paesi e frontiere erano reali le nostre braccia
intorno a noi chiudevano l’irriducibile desiderio
una notte  senza tempo che consuma la sua veste
in un attimo che mai finisce assenza ognuno a se stesso e
presenza all’altro  come un  libro la cui lettura riformula
il viaggio   stranieri noi   e    noi stessi  varchi
all’universo dell’altro    luogo dell’amato e dell’amante lettura
senza riva o rima le nostre parole erano un racconto clandestino
e in fuga mettevano ancora dentro la memoria il giorno

 

 

 

 

 

Annunci