se potessi dentro uno spazio bianco

di fernirosso

ikenaga yasunari

 

di scalpello con la punta approfondire la mia selce
se  con la sgorbia potessi
correggere i difetti della mia creta cruda
se anche solo con  l’unghia potessi graffiare
la mia scorza e tirare di fino la terra
sotto queste spalle di cielo sotto tutte le storie
come sottane che mi vestono
se potessi spogliare di tutte le sue  pagine il vento
e di quelle tante rotonde piene  figure che mi rapinano
di muschi potessi ricoprire il mio occhio
forse riuscirei ancora a salvare qualcosa
all’ombra di quel tutto    per farne un segno
appena uno scarabocchio
d’amore sfuggito
al dio che non ha più orecchio

 

 

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