distanza

di fernirosso

isabelle cochereau

.

distanza
stanza bianca tutta svolta
disciolta una nuvola sulla calce della luce
sulla fiandra della pietra
candido madido nevario
sul legno nudo del mio corpo
atomo aperto lo sguardo
a dirotto
un volano d’incanto
nell’oro di un giorno soltanto
latte che piove
annegando il mio cuore
nel profumo che tocco
nel gusto che nutre
l’infinito profondo
sale discende una forma di marmo
anima la cera di un tempo rovescio
l’animale ramingo
nella quieta cava del silenzio
un filo o un filamento
sottile tende l’arco
tra le dita di una mano rappresa nel gesso
e battito per battito
nel fermento del lievito
le ore permuta nell’ immobile spazio
appena ascoltando qua e là tracciando
un disegno rompe la creta del mezzogiorno e
presente tutto si ritira
più prossimo del sangue
attenta quel diafano chiarore di amore
lenta si ferisce l’anima
conscia finalmente di tutto quanto è tocco e
di stanza in distanza nella mia pelle dentro un’oncia
d’ombra mette
il miracolo eterno
l’altra lingua
una soletudine che avvampa

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