né ero

di fernirosso

alexandra eldridge

 

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senza fine dentro
né senza meta
nel nero non c’è
fine non c’è dentro
la matrice è perfetta
quale sia la madre
quale sia il seme
né tutta la luce
né tutto
l’oscuro la coglie la spoglia
a n c o r a
il nero è
un attracco la materia
prima della mente
un neo del profondo
nero ne ero piena
quando
né ero consapevole della vastità
né ero fedele alla mia notte
senza fine un tempo
in cui m’imparo e mi seguo
mi fessuro mi spergiuro
mi precipito
mi dispaccio con scritture
nere del distacco
vene di un chiarore
l’infedele
parola turpe
turbinata rupe
pura e senza tempo
senza fine senza
c h i a v i
senza
la morte
un occhio che si nega
la fonte che annega
nel liquido promiscuo dello sguardo
un guado oltre
il confine nero
né ero
io da quella parte
spacciata – amore io ero –
scomparsa aperta una stanza
dell’attesa e tu che
non venivi
lasciavi giorni in quell’incuria gravida
di vita tu tenero scabro tu di grano
germe lascivo aperto in sommossa
corrente nera coerente sera dell’attesa
della promulgazione di ogni attesa
con furia e con rumore
cadde il mio nero
né ero in quel tempo
né ero
oltre
di te
di me di questi luoghi di silenzio
dove mi estinguo
come una lettura
nero chiostro nel cuore lanciato
assassinato dissanguato silenzioso
nero dell’osso nero
– fummo in un secondo
tempo –
stretto traguardo
medicamento del tuo occhio
il taciuto godimento al buio di ogni verità.
Né ero consapevole
alla fine della lastra
dio di quella cifra in chiaro.
Zero.
Lo zero di tutto il vero.

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da Nella perfezione della crudeltà. Un teatro d’ombre

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