ogni giorno un attimo

di fernirosso

 

mi fermo
ascolto
la voce del tempo
che è voce dei morti
ora
è una cascata incessante
scrive
viaggiando  in noi
per incendi e per scrosci
scorci di visioni
sopra un’unica tela
che è il mondo cucitoci a rovescio
città e paesi sperduti
oggetti e paesaggi
angolature di uno sguardo
che concreta
e concerta se stesso
in questo lancio di sbieco
aprendo il suo pugno d’ombra
come una voce segreta
anch’essa rapita da profondità in cui dimora
sola
nell’intreccio di una mappa
luminosamente oscura
tra rami di alberi altissimi
profondamente piantati nella carne
come un silenzio parlante
un eterno presente
su cui tutto scivola
attraverso una falda acquifera
che ogni attimo ci genera
lasciandoci lieve
fiorire sulle palpebre
qualcosa

 

 

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