piccolo

di fernirosso

miroslava rakovic

.

un grillo spaesato in
me
mi è uscito dalla testa
occupava poco posto
ma aveva un canto
di tempesta in tempesta
migrava senza avere terra
per un salto
senza l’asta di un rimpianto
si è fiondato oltre
la finestra da un pensiero
aperta su un ingombro di cose
che mi girava intorno e dentro
una casa d’ombra e incertezza
non dava vita sufficiente
quel grillo invisibile era un inconveniente
impercettibile ad occhio nudo
ora finalmente lo vedevo era un basto
nudo sul prato di una incosciente estraneità
senza certezza senza salvataggio
nuotava straniero in casa mia in un mare di cose
una semiperiferia o un guasto di palude
malata io stessa di identità mutevoli
cercavo la chiave che indossavo
senza sapere quale io la portasse in salvo
o addosso senza identità non è facile
il cammino di un viandante
senza correttore automatico per ritrarti per avvisarti
si è straniero in ogni terra ci si sposti
si è
meno di nessuno
ed è il viaggio il soggetto
in cui abbandoni quel poconiente
che vedi riflettendo in un sé pellegrino
l’emigrato inzuppato
di pioggia e di sole cardato come una pecora
senza peccato senza aculei e veleno
io meno di una serpe o di un ragno
mortale in cammino tra incendi e scorci
intrattenibili in quell’unico andante
atomo senza lato
linguaggio sbavato senza significato

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