sull’orlo del piano la casa

di fernirosso

.

è due tempi e un solo occhio
si è barricato in un mistero
lo spazio scordato si è fatto
prossimo in una percezione
istantanea si è immaginata
una pianta caduca

.

fatti pochi passi
verso una finestra
ancora cola il tempo
una carta da parati
tappezza questa alta stanza
magazzino di esperienza
e tutto azzurro il prima
mescola il suo pigmento
in questo vano     adesso

.

esco mi precipito
in tutto quanto vado immaginando
è stato   un tempo preciso
è già stato dentro il mio occhio
nelle  mani nel cuore ha battuto
quel giorno quell’incontro quel niente e
ora ancora ribatte il mio metallo
lungo un sonoro monologo
che ha serbato tutte
le voci mai inquinate
che sono polvere
di questi arredi che ora vengo ad aprire

niente è stato dimenticato
perché dovunque alla fine
del tempo non avverte altra sostanza che universo
remoto un trascorrere
di casa in casa liberando ognuna al vento
senza più strade dove andare o venire
solo tornare in mulinelli
e fortunali di un momento alla luce della luna
dentro un cielo largo senza  vincoli  senza più angoli e crocicchi
solo bagliori in riflessi di lunghe notti
dove il giorno ti svola battendo le sue ali
accostando la sua testa curva tra vetri di rovine
e nuova una primavera di lucciole
grande la chioma di una pianta senza nome
più grande inventa il mio tempo dentro la memoria
e si allunga tra l’estate alla finestra
e l’ombra che piove
su questo corpo fattosi scrittura

 

 

 

 

 

 

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