cade sopra la mia pianura

di fernirosso

norma bessouet 

.

il suo corpo di paura
senza tregua m’insegue mi segue e ogni volta mi precede
un inesauribile sogno
il mio affondare nel labirinto del mio petto
dove battono ostinati mille e mille cosmi
e il mio cuore è un ventreventricolo
antico un labirinto di un grande sole
che vibra nel cristallo immerso profondo innesto
nell’immensa distesa terra
di spazio e il temp(i)o è
questo sessuato passare da me in me
in un pertugio caduco
perché non ho case
tende
al tutto
sempre un presente
onnivora spugna che tutti assorbe e tutto strizza
nel setaccio di una si-lente atomica tessitura di filtr(at)o
e ogni schizzo si fa osso e cellula roccia  pulviscolo
acqua inghiottita unghia e spaccato di un ciocco
anima rifluita nel fiume e permuta che dura
viva nel vento di ogni vuoto in briciole di  istanti
minuscolo corsivo di tutto quanto vive
perdurando nell’interno di un intero

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