(s)freccia la sua origine

di fernirosso

 

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la punta acuminata
del tempo porgendo (l’ir)realtà mai considerata
prima e dopo sempre quantizzati
aizzati periodi in millesimi di miriadi di moti
in-stabili governi di regoli
nel fluire del crearsi e distruggersi
mentre complesso e irreversibile l’attimo
sfugge e mai l’equivalenza è un’assoluta traccia
tra ciò che è fatto e ciò che è disfatto
fluido è il tempo e dinamica la sua corsa d’acque irriducibili
in un continuo paradosso
in cui lontano si mantiene l’equilibrio nella bi-lancia della V-ita
così favorendo tutto il possibile e perfino l’impensabile
in uno stato di bilanciamento in cui simmetria e caos sono i poli che abitano
flottando in quell’illusione in cui stiamo sos-pesi
aiutandoci con credi matematici fisici filosofici alla fine sempre poetici
poiché giocano allo stadio di elettroni i nostri corpi
tutti spostandosi per orbite e ciechi navigano in universi primordiali originali
dove il sogno si disegna in giochi o
gioghi illusionistici del divenire e intanto essere
dis-ordine in cui la natura costruisce la sua cAsA
una A continuA pro-gettA in sistemi complessi dove
equilibrio e dissipazione sono i pilastri di ogni evoluzione
senza certezze l’unica cetra suona i propri ritmi certa  che  il caos
senza integrazione sistema ogni interazione e passatofuturo dinamicamente
passeggiano in paesaggi di passanti in-stabili parti(e)celle (in)alterabili

in un mo(n)do di non equilibrio
in accoppiamenti di inter-azioni mossi
siamo messi in stati instabili dove il non equilibrio è  vita
un uni-verso come un foglio di carta che scrive e scrive
le sue righe in-on-dando
un inizio e liberando tutto innesca dipendenza
una forza che scatena ogni  regola
e in questo stabile di massima concentrazione
allaga  allargando gli spazi in vuoti instabili.

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