per frammenti

di fernirosso

indian door

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tutti tutti i pensieri/ tutti i metodi per costruire i pensieri/ per avvilupparli ai sentieri sconosciuti in cui ci siamo persi/ ieri tutti i giorni ancora ieri senza un passo nel futuro/ tutti noi già spenti dentro i soli dei pensieri / nelle solide geometrie nei labirinti dei segni/ abbiamo perso gli occhi per guardare i sogni

 

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Quanto/ quanto vorrei / barattare la mia fronte per una fonte cristallina/ quanto in questo inferno infermo/ terremoto di calore che ci brucia vorrei sgorgasse acqua dalla grotta mia più buia

 

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Ad un certo punto fu tutto inutile// scomparvero gli archivi di tutte le memorie/ nessuno seppe chi e perché si era arrivati a quel giorno e a quella storia/ nessuno comprese dove stava cosa voleva/ nessuno guardando vedeva ciò che era// cadde lo schermo e niente rifletteva più il passato/ definitivamente perduto o forse mai esistito se non come istantaneo passaggio dell’adesso//un oracolo di futuro //cieco senza vocabolario /spiantava la storia comune / ogni parola invertebrata giaceva in terra sotto un sottile strato di polvere/ come appassita si consumava senza più un suono dentro la gola di ognuno

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door of the garden

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Non servono cimiteri / ogni nostro corpo è catena e ricovero per tutto un passato di morti / per ogni futuro di fantasmi// diennea di sopravvivenza la vita si travasa e non si ferma / non ha lingua ma scrive e parla persino gli alfabeti impossibili dell’oltre

 

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Ho un pensiero che mi taglia in due// un pensiero acuminato dalla fame e dall’imprudente impudente certezza che la vita mi schiatta scaricando la sua fionda dritto nel centro della mia testa// come un sole esplosa la mia ultima rosa canina cresciuta in penuria di pioggia ha un verme al centro che le mangia l’ovario// eppure imperterrita lei perde i suoi petali lasciandoli cadere in terra // fino alla fine quando il verme non ha più niente.

 

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Forse perché ne ho sempre avuto bisogno vicino a casa mia c’è sempre stato un corso/ un fiume d’acqua corposo / forte / rassicurante un segno che scrive cosa sia la vita / e mostri che non c’è d’aver paura se ci impiglia a qualche ora o smarrita resta nella piena la riva/ /forse mi serviva / mi serviva sentire il fluire di quell’acqua come il fiume della vita.

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door open to the sea

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ipnotizzata ferma bloccata in un braciere/ suono il mio basto di oscuro torpore/ assottiglio in silenzio la percussione del cuore/cedo un passo alla volta il sole e l’acqua del mio libro sotto una crosta che si sfascia/ come un albero che tra felci invecchia.

 

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Chi si salva? Chi ? ci salva la brezza ci salva la parola o la poesia ci salva l’anima nostra o solo la tua la mia? Folgorate le nostre giornate sono fossili spaccati sono antracite dentro un diamante / e’ così facile per noi poveri vivere e così difficile per i ricchi morire // non basta aprire le mani farne una piccola conca per raccogliere la pioggia / si cade e tutto si cede non è guerra la vita è rendere la farina per il poco grano che si miete.

 

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Questo corpo è il pane / l’impasto lo lavora il cuore / mentre lo batte sul tavolo delle ore/ e la vita se lo mangia boccone per boccone /fino a ridurti/ all’ultimo istante all’atomo in-di-(s)solubile .

 

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