dicono i luoghi

di fernirosso

madeleine von foerster

.

sempre li hanno detti
con mille nomi i luoghi del corpo
tu mio in tutti i corpi che sono gli altri
il nudo del corpo terreno senza traccia
su cui il ragno desiderio fila il suo regno
corpo tempo di una libertà occultata
periferia occupata per dare spazio
al diverso sentire  vedere e ancora
dire disegnare declinare e coniugare
la farsa e la tragedia di un gesto continuo
un corpo bambino l’uncino sottile che piaga
la memoria e contro ogni tempo piega il verso
per una diversa storia e l’infanzia sempre disciolta
nell’erotismo tragico che è bufera     tormenta
una vita sempre breve  tra figure nodose
contorte  asciutte crudeli egemonie
dei sensi tesi all’estremo di un sé che cattura
affascina o scandalizza e mai si è conosciuto
dolore e disagio cifrano i giorni in cui preme la vita e a niente
niente altro che un involucro di pelle e peluria
sanguina le trincee dei pensieri fin dall’inizio in guerra
luogo dove si consuma il mondo e ogni volta rinasce
un altro corpo che esiste o resiste
nella continua distorsione delle stesse forme

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