perché tu bruci

di fernirosso

dar darma-riad

.

e ardi in me il tuo freddo labirinto
cosmico un frastuono di silenzi l’atomo
del mio starmene qui
in attesa una scrittura a mezz’aria
tra il tuo buio e il sangue che ci lega
teatro di un unico giorno
a ridosso di una scena antica
per poi chiudere il libro
di un isolamento continuo
in questo vuoto parlatoio umano
in cui vibra intero un mondo
lontano
dal primo all’ultimo
ogni tassello del percorso fattosi lingua
un corpo solitario
dove i segni e le forme sono l’eco
di quel corpo versato
per pause e ritmi per toni e timbri
per ombre e assenza per mancanza e follia
una inviolata fisionomia disarticolata una voce
che si pronuncia in sé e
come china dura una parola chiara
come chiave apre la porta di quanto intangibile restava
dentro la volta di una occipitale cerimonia
largo un letargo dentro un solco il tratturo di un monologo
lo stesso fuoco che bruciò il suo occhio
dentro il serraglio che è testo e
rinomina l’ ignoto

 

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