ogolorp

di fernirosso

yuka hana

.

ogolorp
sta accovacciato
non sa leggere la sua sagoma riflessa
c’è un’ombra oltre la pelle
liscia e livida del vetro
per cui vede solo
un corpo che ha forma d’albero

mai si è sentito una pianta
anche se era merito suo
se la parola germinava
tra vie di oscuri territori
e navigli di profonda nebbia
un eden sconosciuto
in cui pericoli e agguati mai sono mancati
ed hanno marcato i luoghi
di cui le sue storie si sono fatte ogni volta
miracolosi disegni dentro paura o noia
insegne opalescenti di cammini mai segnati
acque gravide di fantasmi e fantasie
mai visitate terre
ghirigori d’acqua
malinconie evanescenti
bianchi velieri di neve
velature di pioggia o nuvole
disegnate nell’aria foreste e radure
veli di incostanti miraggi
viaggi nei ricordi che la vita annida
a segni di fortuna e nostalgia
volte celesti e tuoni lampi con scrosci e rovesci
di solitudine e malasorte
che bevi da un bicchiere di colori mutevoli
cambiando di te stesso trama e cuore
tutte le cure che il tempo nei sogni ha annodato
in quel trapezio del torace
quasi un carapace in cui la vita convoglia
tutti i pesi del viaggio
e il corpo trasforma lento
sul dorso in brezze più leggere
come linfe d’amore e segrete stagioni di pace
sdrucite giornate di sereno
in(un)calco l(‘)abile regia descrive
proiezioni di futuro
e il pensiero condensa in immagini che vagano
tra qui e un tutto violando i regni della notte
da cui ancora e ancora nasce tra tenebre e vertebre
in bagliori ineguagliabili
di nuovo nuovo
un altro mondo

 

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